La condizione umana e la saggezza. Scopriamo l’Ikigai.

“La verità vi renderà liberi, ma prima vi renderà infelici.” (Richard Rohe)

Negli articoli precedenti di questo blog abbiamo mostrato metodi e strumenti professionali utili per lavorare meglio e vivere meglio. L’età matura ci ha donato l’esperienza e la riflessione sull’esperienza ci ha portato a selezionare quanto di buono abbiamo potuto provare e sperimentare di persona. Per noi e in particolare per i nostri giovani, per crescere.

Perché combattiamo?

“Chiedersi perché combattiamo è come chiedersi perché le foglie cadono. È nella loro natura” (World of Warcraft -Pandaria Trailer)

La realtà è sempre stata difficile, e possiamo vederlo dalla nostra storia, dal neolitico ad oggi. Per quello che ne sappiamo, nel neolitico abbiamo creato i primi strumenti per riscattarci dallo stato di soggezione ai vincoli della natura animale e nel presente siamo talmente pervasivi nella realtà del pianeta da rischiare di distruggerlo.

Per dare una misura dal Paleolitico al Neolitico sono trascorsi circa due milioni e mezzo di anni. Dal Neolitico ad oggi circa 12.000.

Per dare qualche riferimento sui grandi pensatori che hanno analizzato la condizione umana possiamo citare il Budda, che lo ha fatto nel modo più diretto con le Quattro nobili verità:

  1. C’è la sofferenza.
  2. Esiste un’origine della sofferenza.
  3. Esiste la cessazione della sofferenza.
  4. Esiste un sentiero che porta alla cessazione della sofferenza.

(vedi Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Quattro_nobili_verità)

Per tornare nella cultura occidentale, in particolare nella cultura del Cristianesimo dalla quale siamo influenzati se siamo cresciuti in Italia, praticanti o no, e nella quale esiste una forma di ottimismo finale. La speranza di riscattarci da una vita piena di scelte sbagliate, di errori, di sofferenze e di avere una seconda possibilità, come nel caso della donna malata che ha toccato la veste di Cristo citata nei vangeli: https://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Mt9,20-22;Mc5,25-34;Lc8,43-48&formato_rif=vp.

Queste citazioni sono una premessa utile per notare che anche Gesù Cristo, nel discorso della montagna (https://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Matteo+6%2C25-34&versioni[]=C.E.I.), riconosce che “A ciascun giorno basta la sua pena.”

La maggioranza dei genitori non ha gli strumenti per orientare i figli in una realtà complessa, anzi la maggior parte di noi inizia a conoscersi e a capire cosa ci piace intorno ai quaranta anni, secondo un’affermazione di Abraham Maslow lo psicologo umanista che ha studiato la gerarchia dei nostri bisogni rappresentata in una piramide.

La nostra responsabilità

Consapevoli del nostro ruolo educativo a Lecco 100 negli anni abbiamo sviluppato un percorso per aiutare i ragazzi, in particolare una sessione di mezza giornata, dove tutti quanti vengono messi in gioco con domande, risposte ed esercizi per aprire uno spazio alla consapevolezza di sé ed alle opportunità potenziali.

I passi sono:

  1. Esprimere desideri, a partire da un’ispirazione proposta da Alan Watts.
  2. Incontrare la filosofia giapponese dell’Ikigai per scoprire di avere dei motivi per vivere equilibratamente.
  3. Trasformare i desideri in obiettivi per poterli gestire e misurare consapevolmente.
  4. Incontrare il modo di pensare KaiZen per gestire anche i grandi obiettivi. vedi articolo: Kaizen per migliorare
  5. Imparare il metodo W.O.O.P per superare i possibili ostacoli. vedi articolo: Gabriele Oettingen e il potere del pensiero positivo
  6. Prepararsi al peggio, pianificando ed agendo. vedi articolo: Epitteto e il comportamento degli stoici
  7. Tenere conto delle regole esistenti per immaginare cosa possiamo fare. Vedi articolo: Edward De Bono e il pensiero Laterale

L’Ikigai

Cominciamo a parlare di Ikigai ricordando a tutti che l’equilibrio è un concetto dinamico, esiste solo in movimento, come quando attraversiamo un ruscello saltando di pietra in pietra. La felicità, che è un altro modo di finalizzare l’Ikigai, come abbiamo descritto nell’articolo dedicato a Mihaly Csikszentmihalyi, è uno stato che si raggiunge attraverso una serie di azioni, in movimento, vedi: Mihaly Csikszentmihalyi e la ricerca della felicità

Il termine Ikigai può essere tradotto in modi diversi, ragion d’essere, ragione di vita, un motivo per alzarsi la mattina.

Si concretizza quotidianamente in azioni finalizzate all’obiettivo di realizzare il proprio potenziale, che sia umano o professionale in un percorso pensato per cercare di avere una vita equilibrata.

I Cinque Pilastri

  • Iniziare in piccolo
  • Dimenticarsi di sé
  • Armonia e sostenibilità
  • Gioia per le piccole cose
  • Essere nel qui ed ora

Questi titoli un po’ generici e sibillini nascondono una ricerca plurimillenaria che ci dice che per ogni cosa che intraprendiamo c’è sempre un inizio, dobbiamo in qualche modo darci fiducia, non essere per forza la versione che sentiamo di dover rappresentare di noi stessi, ma quella che potremmo essere praticando con gioia qualcosa che ci piace e poi ricordarci di essere presenti, qui ed ora.

Il diagramma di Venn qui sotto descrive da solo come funziona l’Ikigai.

Guardare il mondo, da studente, da lavoratore o da pensionato con le lenti dell’Ikigai, ci fa pensare al futuro come un posto dove potremo partecipare.

Noi di Lecco 100 ci limitiamo ad una introduzione per far scegliere ai ragazzi, nella lista dei loro desideri, quali rispondono alle domande dell’Ikigai.

La tesi dell’Ikigai è la seguente:

Se scopri qualcosa che ami fare continuerai a farlo fino a diventare bravo, e se questa cosa è utile al mondo e potrebbe essere qualcosa per cui essere pagato, raggiungerai un equilibrio.

Perché:

  1. se fai quello che ami e lo sai fare bene hai trovato la tua passione, quindi la prima domanda è: Cosa mi piace?
  2. se quello che ami fare è utile al mondo hai trovato la tua missione, quindi la seconda domanda è: Cosa sai fare?
  3. se diventi così bravo nel fare qualcosa hai trovato la tua professione, quindi la terza domanda è: Di cosa ha bisogno il mondo?
  4. e se il mondo ti ripaga per fare qualcosa di utile hai trovato la tua vocazione, quindi la quarta domanda è: Per cosa potrei essere pagato?

Avere le domande giuste rende più facile trovare le risposte. Pochi di noi trovano la loro passione da giovani, ed in ogni caso è sempre una scoperta.

Questo è tipico delle età dai 15 ai 20 anni, in cui facciamo delle scelte per prepararci a fare e lavorare nel mondo, terminando (forse) entro i 30 anni la ricerca di un’identità e di uno stile di vita soddisfacente.

Ad esempio, poniamo che vogliamo metterci a frequentare un corso per imparare a programmare. Potremmo chiederci se è qualcosa che risponde a tutte e quattro le istanze dell’Ikigai prima di farlo. Mi piace? Potrei amarlo? Potrei diventare bravo? Potrebbe essere un lavoro? Questo porta ad altre domande, ad esempio, se non lo so fare lo posso imparare?

Anche nel caso fosse un corso di lingua che ci serve per un lavoro già in atto possiamo farci le stesse domande.

Questo è il modo che abbiamo per costruire un obiettivo professionale che ci permetta di attraversare la vita adulta e di arrivare a una vecchiaia sostenibile.

L’ikigai è anche un modo per ritornare a noi stessi quando ci perdiamo, quando abbiamo momenti duri e dobbiamo trovare la forza di rialzarci e ritrovare una strada. Capita nella vita di perdere il lavoro, di lasciarlo volontariamente e di cambiarlo. Diversi allievi di Lecco 100 si sono presi un anno sabbatico o hanno cambiato radicalmente lavoro e sono venuti in aula a raccontarcelo.

Attenzione alle interpretazioni

Per prima cosa potremmo notare che se la finalizzazione dell’Ikigai fosse solo il lavoro, come capita in molte culture occidentali, nel momento in cui cesserai di lavorare perderai il tuo equilibrio.

Il significato che noi occidentali possiamo dare a queste parole differisce ovviamente dal senso profondo per l’appartenenza a un popolo tipica dei giapponesi e di altre culture orientali dove fare e lavorare sono soprattutto un termine di partecipazione alla società.

Secondo il professor Akihiro Hasegawa, IkiGai contiene la parola gai che deriva da Kai (conchiglia) che nel periodo Heian (794-1185) era considerata preziosa. Kai fa parte anche di altre parole come yarigai e hatarakigai che possono essere tradotte come il valore nel fare e nel lavorare. (vedi: https://it.insideover.com/politica/ikigai-vita-giappone.html)

Questo per dire che l’Ikigai è frutto di una cultura plurimillenaria molto diversa dalla nostra. L’Ikigai è inteso come uno strumento per vivere bene quotidianamente, concretamente e in ogni stagione della vita.

I giapponesi intendono quindi l’essere pagati, non necessariamente un ambito economico, ma una ricompensa sociale, vuoi perché mantenendo azioni equilibrate, ad esempio, nel movimento fisico e nella dieta, vivono più a lungo. Così nell’esercizio dell’arte e nel giardinaggio così diffuso in Giappone godono della bellezza e dei frutti. Nel crescere i figli educandoli alla saggezza si sentono ricompensati dall’esperienza.

Anche in Italia fare i nonni crescendo i nipoti è diventato un mestiere, forse il mestiere più bello e più difficile del mondo e non sempre lo apprezziamo così profondamente.

Se volete mettervi alla prova con un percorso più completo ci sono dei libri, ad esempio https://www.amazon.it/Ikigai-metodo-giapponese-Trovare-essere/dp/8809859391/

e per un approccio più immediato esistono delle app gratuite che potete scaricare sia per Android che per il mondo Apple.

Come sempre vi invito a provare, a giocare e ad essere grati a chi ci ha regalato tanta saggezza.


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